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Comune della provincia di Crotone di 2.805 abitanti a 304 m s.l.m. Sull’etimologia del nome alcuni filologi sostengono deriverebbe da “caso bono” - formaggio squisito, altri, accostano il sostantivo “casa” - ricovero - all’aggettivo “bona” - accogliente e ospitale.

Fino al 1508 veniva chiamata Caso Bono e successivamente anche Casal Buono o Casu bono. Strabone narra che nel territorio vivessero i Choni, antico popolo le cui origini forse riportano ai Chaones dell'Epiro. Il paese fu dominato da un lungo elenco di famiglie di feudatari: i Malatacca, i D’Aragona, i Pisciotta, i Moccia, i Berlingeri e i Galluccio. L'area territoriale in cui è situato il borgo, in età magno-greca venne sfruttata per le famose saline di Zinga. Le prime notizie accreditate sulla formazione di Casabona risalgono al 1198 quando Papa Innocenzo III dava conferma dell’esistenza di questo territorio annoverando, tra i beni della Chiesa, S. Dionigi, ubicata proprio nel territorio di Casabona. Sul paese si abbatterono tutta una serie di terremoti che, si racconta, distrussero la zona detta “Casabona vecchia”, i superstiti invocarono allora l’aiuto del cielo affinché fosse loro indicato il sito su cui insediare il nuovo borgo. Affidarono alla provvidenza le sorti di quello che doveva essere il nuovo centro. Così misero su un carro, trainato da sette buoi bianchi, la statua di marmo raffigurante la Madonna col bambino, rimasta miracolosamente intatta dopo il terremoto. I buoi bendati furono lasciati liberi di camminare e si fermarono solo in un punto preciso; lì dove ora sorge la Chiesa madre. L’agricoltura, una delle risorse principali, si basa sulla produzione di cereali, frumento, foraggi, ortaggi, olive, uva, agrumi e altra frutta, è integrata dall’allevamento di bovini, suini, ovini, caprini ed equini. Artigiani locali si dedicano alla produzione di mobili e oggetti in ferro battuto.