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Comune collinare della provincia di Cosenza, situato a 647 m.s.l.m. e popolato da 2.578 abitanti. Detta in origine Tirelli, forse dal nome di un'omonima famiglia, si è chiamata Casole fino al 1864, quando un regio decreto aggiunse la specificazione.

La prima parte del toponimo deriva dal latino CASULA, diminutivo di CASA. Il primo nucleo abitativo dell’area sembra essere stato l’abitato brettio di Triginta Casulae, fondato nel III secolo a.C., e situato tra gli attuali territori di Casole Bruzio e Trenta. A partire dal 986 il paese fu popolato da gruppi di cosentini che si rifugiavano sulle colline al fine di scappare dalle invasioni dei saraceni, che diedero un grande sviluppo demografico all’area. Successivamente per molti secoli fu casale della regia città di Cosenza. Sotto la dominazione spagnola i territori furono venduti al marchese Vincenzo Salvati, Granduca di Toscana che insediò a Casole la sede degli armati alle dipendenze del Governatore generale residente a Celico. Il borgo di Casole fu feudo delle famiglie Casole, Tirelli, Lupinacci e Ponte. Nel 1657 una grave pestilenza colpì il borgo e causò la morte di 200 persone. Nel 1807 fu elevato a Università dalle truppe Napoleoniche e venne annesso al governo di Spezzano Grande. L'attuale nome di Casole Bruzio venne assunto nel 1864. A Casole Bruzio come architetture religiose troviamo: la Chiesa di Santa Marina Vergine; la Chiesa della SS Annunziata, Chiesa di San Pietro, Chiesa di San Leonardo. I ruderi dell’antica chiesetta de La Cona (dell’Icona) sono ubicati lungo la strada per Trenta. Oggi resta in piedi solo un cantone dell’edificio, in cui è collocata una copia in miniatura della Pietà di Michelangelo Buonarroti. Comune a vocazione prettamente agricola basata sulla produzione di cereali, foraggi, ortaggi, olive e uva, integrata dall'allevamento di bovini, suini e avicoli. Alcune piccole aziende si occupano della lavorazione del legno e di mobili. Artigiani locali si dedicano anche alla tipica impagliatura dei fiaschi.