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Acri è una ridente cittadina di circa 21 mila abitanti e conta una superfice di circa 20 mila ettari, rappresenta infatti uno dei più vasti territori. Si trova a un altitudine media di circa 720 m s.l.m. e viene definita “la porta della Sila”.

 

Entrando nella città si domina la valle del Mucone e la valle del Crati. Gli abitanti vengono definiti Acresi o Acritani. Le origini della città di Acri sono state a lungo discusse tra gli studiosi, e in generale vengono attribuite all'antico popolo degli Osci, più tardi soppiantati da Bruzi e Lucani. Il nome Acri deriverebbe dal greco ακρα (Akra) che significa cima. Secondo alcuni occuperebbe il posto di Acheruntia o di una città bruzia chiamata Acra. La città, ha avuto un ruolo di primo piano nelle vicende storiche ai tempi delle guerre tra Roma e Cartagine, poi, tentò di opporsi agli ostrogoti guidati dal Re Totila che, al termine di un duro scontro, la conquistò distruggendola e saccheggiandola. Dopo aver subìto le dominazioni longobarda, saracena, bizantina e normanna, Acri ebbe un ruolo nella guerra tra Aragonesi e Angioini. Infatti, nel 1462, Giovan Battista Grimaldi, viceré di Calabria, si rifugiò ad Acri e qui dovette subire l'assedio dell'esercito aragonese comandato da Maso Barrese che, quando riuscì a prendere la città, segò in due Nicola Clancioffo, il più tenace difensore della stessa. Nel 1497 Acri fu, in parte, distrutta dai francesi e nel XVI secolo fu presa dagli spagnoli. Nel 1799 aderì alla Repubblica Partenopea.
La cittadina ebbe un ruolo anche in numerose vicende legate al processo di unificazione d'Italia. Durante la spedizione di Sapri del 1857 perse la vita l'acrese Giambattista Falcone. I fratelli Francesco e Vincenzo Sprovieri, invece, militarono nelle truppe di Garibaldi e parteciparono alla spedizione dei Mille.
Acri è ricca, inoltre, di numerosi itinerari religiosi e culturali e di palazzi antichi. Si possono ammirare magnifiche chiese come la SS Annunziata, San Domenico, Santa Chiara, Santa Maria Maggiore, San Nicola e la maestosa basilica del Beato Angelo a cui gli acresi sono devoti. Nel centro storico sorge il museo d’arte contemporanea “Silvio Vigliaturo”, che ospita particolari opere dell’autore acrese e di altri nomi noti. Spiccano, inoltre, tre palazzi appartenuti a nobili famiglie: Palazzo Feraudo, Giannone, Gencarelli.
La vocazione del territorio è prevalentemente agricola, infatti, notevoli sono le produzioni e le aziende che sono presenti con eccellenti prodotti, tipicamente silani, conosciuti e apprezzati anche fuori regione e che hanno ottenuto significativi riconoscimenti: oli, salumi, vini, ecc.